Addio a Zaha Hadid, la regina dell'architettura contemporanea

01 aprile 2016 / Eventi

La Visionaria assoluta dell'architettura contemporanea


Il mondo dell'architettura ha perso una vera icona.

Zaha Hadid è stata la prima donna a ricevere il tanto ambito premio Pritzker nel 2004. Recentemente ha vinto la Royal Gold Medal, ed è stata soprannominata la più grande architetto donna nel mondo.
Donna intelligente, dalla lingua tagliente, era noto il suo assoluto disinteresse per le convenzioni tradizionali soprattutto nella creazione di futuristici progetti nell'ambiente dell'architettura. Grazie alla sua audace e decisa personalità che le permise di superare le barriere di una professione tradizionalmente maschile.

Amava l'Italia, anche se qui quasi sempre le sue idee faticavano molto e lei se ne spazientiva, cosa volete che avesse a che fare col futuro il nostro povero paese?
«In Italia tutto va per le lunghe, ho decine di cantieri aperti e non riusciamo a concludere niente. Vorrei iniziare a vedere le opere non solo sulla carta», disse una volta lei al Corriere.

«Quando la gente vede cose fantastiche, la prima cosa che pensa è che non siano possibili», raccontò al Guardian. «Invece non è vero; siamo capaci di costruire cose formidabili». Per questo aveva scelto da quarant'anni di vivere a Londra, una città che rifletteva in pieno questo suo modo di pensare, e ormai la considera una londinese ad honorem. «Io non faccio piccoli edifici graziosi», diceva. Non era superbia, era una Weltanschauung. Essere «carini» è qualcosa da cui Zaha Hadid ci ha ordinato - più che insegnato - di liberarci.

«Negli anni '70, quando studiavo architettura a Londra, ero affascinata dal lavoro di Kazimir Malevich, poiché usava l'astrazione per sperimentare ed esplorare nuovi concetti di urbanistica. In quel periodo in Occidente c'era una grave crisi economica e penso che ciò incoraggiasse un'ambizione simile a quella del periodo più formativo di Malevich nella Russia rivoluzionaria, nel senso che pensavamo di iniettare nuove idee che potessero rigenerare o rivitalizzare il pensiero attuale. Mi sentivo limitata dal tradizionale sistema di disegno architettonico che avevamo a disposizione e cercavo nuovi mezzi di rappresentazione.
Adottai la pittura come strumento progettuale e lo studio del lavoro di Malevich mi permise di sviluppare l'astrazione come mezzo per esplorare e inventare lo spazio. Nei dipinti di Malevich, le forme geometriche si trasformano in forze ed energie, e io esplorai questi stessi concetti di esplosione, distorsione e piegamento per creare un flusso spaziale ininterrotto nell'ambito dell'architettura.

Le idee di leggerezza, di una struttura sospesa come nei miei progetti per il London Aquatics Centre per le Olimpiadi di Londra 2012 o il Centro Culturale di Baku provengono tutte da questa ricerca.
Anche la scienza e la natura sono state fonte di ispirazione. Spesso, quando lavoriamo alla creazione di ambienti, guardiamo la natura, la sua coerenza e la sua bellezza.
Spesso mi chiedono: Perché non ci sono linee rette, o angoli a 90 gradi, nel suo lavoro?
È perché la vita non è fatta su carta millimetrata. Se si pensa ai paesaggi naturali, non sono uniformi e regolari, ma la gente va in questi luoghi e li trova molto naturali, molto rilassanti. Penso che si possa fare la stessa cosa in architettura. »